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ACCONCIATURE FEMMINILI
METAMORFOSI CON I CAPELLI
METAMORFOSI PER RIFLETTERE MUTAMENTI
INTERIORI, SOCIALI 0 ADDIRITTURA POLITICI. MA ANCHE SEMPLICEMENTE PER ATTIRARE
ATTENZIONE.
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Provate
a
passare
da una
testa
fluente
a un
carré
minimalista,
una
sedicente
amica
comincerà
a
guardarvi
con la
fronte
corrucciata
e
l'occhio
da
bassethound
e vi
chiederà
con un
filo di
voce:
«Ti ha
lasciata,
vero? Si
vede
lontano
un
miglio
che
soffri,
che stai
male».
Poco
importa
se sei
felice
come una
pasqua e
ti
aspettavi
un
complimento.
Ti passa
la
voglia
di
spiegare
che quel
cambiamento
è stato,
appunto,
solo un
"colpo
di
testa".
Tanto
non ti
crederebbe
nessuno.
Capisci
allora
che i
drastici
cambi di
look non
fanno
per
tutte. A
meno che
non ti
chiami
Madonna,
hai una
figlia
che si
chiama
Lourdes
e un
fidanzato
che di
nome fa
Gesù, se
osi
tagliare
o
colorare
i
capelli
qualcuno
potrebbe
avere
l'ardire
di
guardarti
in modo
strano e
di
insinuare
le
peggior
cose.
Pensate
un
attimo
alle
vostre
amiche,
alle
starlette
della
televisione,
alle
celebrities
tutte.
L'universo
vi
apparirà
inesorabilmente
spaccato
a metà:
da una
parte le
Camaleontiche,
quelle
che
cambiano
taglio,
piega e
colore
con la
stessa
frequenza
di un
paio di
mutande,
dall'altra
le
Conservatrici,
coerenti
nell'ostensione
della
propria
immagine,
visivamente
sempre
uguali a
se
stesse.
Da che
parte
stare? È
una dura
lotta.
Madonna
contro
Moira
Orfei,
per
intenderci.
Una
dedita
alla
Cabala,
l'altra
alla
cofana.
Difficile
decretare
la
vincitrice.
E se
d'acchito
vi
venisse
da
pensare
che
l'eclettismo
tricologico
sia la
prova
provata
di
personalità
prismatiche
e
multisfaccettate,
be',
dovrete
ricredervi:
Dino De
Laurentiis
consigliò
a Moira
di
tenere
sempre
lo
stesso
look,
perchè
"chi lo
cambia
di
frequente
non ha
personalità".
Match
come Amy
Winehouse
(separata
alla
nascita
dalla
Moira
nazionale)
contro
Lily
Alien
fanno
sorgere
domande
spontanee:
se alla
prima
tagliassero
l'acconciatura
perderebbe
forse il
talento
come
Sansone
la
forza?
Sicuro
è,
invece,
che se
la
seconda
si fosse
presentata
anche
solo una
volta in
pubblico
al
naturale
non
sarebbe
stata
eletta
dal
tabloid
Sun la
testa
più
camaleontica
del
2008.
Ci sono
donne
che
hanno
fatto
della
propria
pettinatura
un
brand,
un segno
distintivo
di
riconoscimento.
Il
caschetto
sfrangiato
di
Jackie
Kennedy,
imitato
in
ultima
istanza
da
Mi-chelle
Obama, è
considerato
un vero
e
proprio
marchio
di
fabbrica,
come
anche la
celebre
capigliatura
di
Marilyn
Monroe.
Evidentemente,
al
presidente,
piacevano
conservatrici.
Donne
che
risulta
impossibile
immaginare
con
un'altra
testa:
riuscite
a
visualizzare
Donatella
Versace
con i
ricci di
Afef o
viceversa?
Anna
Wintour
e
Victoria
Cabello
giurano
e
spergiurano
che
non
avranno
mai
altro
crine al
di fuori
del
loro,
neppure
sotto
tortura.
E che
dire di
chi
rimane,
a 60
anni,
con la
stessa
pettinatura
che
aveva
nelle
foto di
classe?
Lo fa
per
sentirsi
giovane,
ovvio,
col
rischio
di
inciampare
nella
goliardica
esclamazione
"dietro
liceo,
davanti
museo".
Non c'è
nulla da
fare: i
capelli
sono un
biglietto
da
visita,
"pubblicità
per se
stessi",
direbbe
Norman
Mailer,
e così
è. Il
problema
è che
non si
tratta
mai
"solo"
di
capelli.
I
frequenti
cambiamenti
di look
hanno
spesso a
che
vedere
con
personalità,
psiche e
identità.
Ora: i
capelli
lunghi
fino
alla
vita
sono un
vezzo,
il
decoro
femminile
per
eccellenza.
Rimandano
inconsciamente
all'idea
di
fertilità,
attrazione
e
desiderio
sessuale.
Stanno
alla
donna
come il
martini
all'oliva,
come le
lucine
intermittenti
all'albero
di
Natale.
Tenerli
lunghi
riporta
al
rituale
del
corteggiamento:
nella
parata
d'amore,
da che
mondo è
mondo,
la donna
si tocca
la
morbida
e
infinita
chioma,
arma di
seduzione
di
massa.
Tagliarla,
spesso,
può
avere a
che fare
con una
delusione
amorosa,
con la
volontà
di
"togliersi
dal
mercato"
e
prendere
le
distanze
dal
genere
maschile.
Oppure
può
riflettere
un
cambiamento
interiore,
sociale
o
addirittura
politico.
Tipo:
cambio,
bandiera
e ora
che voto
a
sinistra,
mi
taglio i
capelloni
fluenti
alla
Santanchè
e opto
per un
carré
responsabile
e
protofemminista
alla "la
testa è
mia e la
gestisco
io": tu,
maschio,
se mi
vuoi, mi
prendi
col
taglio
intellettuale.
Tipo
quello
di Mara
Carfagna,
che ha
fatto
apparire
il
ministro
immediatamente
più
impegnata
e
professionale.
Ci sono
i
cosiddetti
cambiamenti
"a
reazione",
una
spinta a
uscire
da un
umore o
da una
situazione
mentale
o
spirituale
che non
ci piace
e non ci
appartiene.
È
successo
a
Britney
Spears
quando
si stava
autodistruggendo
per
droga e
il
marito
le stava
togliendo
i figli:
si è
rasata
il
cranio,
si è
rimboccata
le
maniche
e ha
cominciato
a
contrattaccare.
Si è
ripetuto
con la
trico-eclettica
Rihanna,
(ab)
battuta
da quel
bruto di
Chris
Brown.
C'è,
infine,
chi
cambia
testa
per
eccesso
di
egocentrismo:
"Voglio
costantemente
l'attenzione
su di
me,
desidero
che la
gente mi
noti,
che veda
quanto
sono
bella in
tutte le
varianti
replicate".
Atteggiamento
di tante
celebrità
per
richiamare
l'interesse
dei
media,
da
Christina
Aguilera
a
Cameron
Diaz, da
Scarlett
Johansson
a Kylie
Minogue.
Sappiate
solo che
un
sondaggio
dell'azienda
cosmetica
inglese
Boots
calcola
in media
27 cambi
di look
nella
vita di
ciascuna
di noi.
Fare
rapidamente
il
calcolo:
conservatrice
o
camaleontica?.
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