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GRIGIO:così il tempo lascia il segno sulla(e nella)nostra testa

Ormai il 75 per cento degli italiani over 40 si tinge. Ma negli Usa un libro invita a riscoprire il fascino dei capelli cesale e pepe». Fenomeno inarrestabile, ma che non è sinonimo di vecchiaia
ANNA LOMBARDI
SALE e pepe, ma anche fili l'argento, biondo artico,
'color d'alabastro, platino... Per indicare il sopraggiungere della canizie, i capelli che imbiancano, sono state coniate definizioni molto eleganti. Ma la realtà è meno poetica: il loro apparire, solitamente intorno ai quarant'anni, è considerato il primo segnale di un cambiamento irreversibile che conduce verso la vecchiaia. «A torto» chiarisce subito la profes-soressa Maria Rosa Baroni, che insegna psicologia all'Università di Padova ed è esperta di processi psicologici dell'invecchiamento. «I capelli bianchi sono parte di un cammino normalissimo, che non ha niente a che fare con le patologie della vecchiaia». Eppure da decenni, si sa, la tendenza è nascondere: in Italia sono addirittura il 75 per cento le persone, nella maggioranza donne, che reagiscono all'apparire dei primi capelli bianchi dissimulandoli a colpi di tinta. Un fenomeno così diffuso che negli Stati Uniti il libro in cui la giornalista Anne Kreamer racconta la sua decisione, alla soglia dei cinquanta, di abbandonare le tinture, e intitolato, non a caso Goinggray, diventare grigi, è ormai un be-stseller dibattuto su settimanali e talk show, e già tradotto in molte lingue. Da noi uscirà il 31 ottobre col titolo Io non mi tìngo (Cairo editore,pp192,euro 13).


E pensare che incanutire è solo una conseguenza naturale del processo di crescita, influenzato, certo, dall'età ma anche da fattori ereditari. Per comprenderne il meccanismo, è proprio il caso di dirlo, dobbiamo spaccare il capello in quattro. L'estremità pilifera che cresce sulla cute è formata da due elementi principali: il fusto, che appunto emerge dalla pelle, e una radice nascosta al suo interno, contenuta in una sorta d'astuccio chiamato follicolo. Alla sua base si raccolgono nutrimento e ossigeno dai vasi sanguigni che creano cellule con un'alta concen-trazione di una proteina fibrosa molto resistente, la cheratina. Man mano che queste cellule si formano, spingono verso l'alto quelle più vecchie: queste, morendo, sì induriscono e si trasformano in sostanza cornea, il fusto del capello. Ed è proprio all'interno del fusto che si trovano i melanociti: cellule ricche di melanina che, mischiandosi alla cheratina, determinano il colore delle capigliature.
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