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GRIGIO:così il tempo lascia il segno sulla(e nella)nostra testa


«Peccato che la capacità dei melanociti di produrre pigmento diminuisca gradatamente col passare del tempo» spiega Antonella Tosti, professore di clinica dermatologica all'Università di Bologna. La loro attività, infatti, è strettamente legata alle tre fasi di formazione e crescita dei capelli: la prima (ana-gen), è caratterizzata dalla crescita continua e può durare dai tre ai quattro anni; la secon- Svantaggio da (catagen), corrisponde alle circa tre settimane di transizione durante le quali la crescita del capello si arresta per poi cadere; la terza (te-logen) dura circa tre mesi e corrisponde a una pausa di riposo che serve a rimpiazzare le cellule del follicolo prima di un nuovo ciclo di crescita. La produzione di melanina da parte dei melanociti si concentra nella prima fase e si riduce progressivamente, fino a quando,durante la seconda fase, il melano-cita muore. Nella terza, anche i melanociti rinascono e riprendono la produzione di melanina.


«Il tutto funziona perfettamente per circa dieci cicli» dice la professoressa Tosti. «Quindi, intorno ai quarant'anni, inizia il naturale processo di invecchia-
mento cellulare e la conseguente decolorazione dei capelli, che possono diventare grigi, ovvero con meno melanina o bianchi, cioè del tutto privi di melanina».
La causa, almeno in parte, va attribuita ai radicali liberi, scorie molecolari a base d'ossigeno che ossidano le altre molecole con le quali vengono in contatto, provocando così i processi degenerativi del nostro corpo. «Ma i capelli possono anche imbiancare precocemente per cause genetiche» prosegue Tosti «o per abuso di alcol, fumo, droghe. Non è invece certo che lo stress incida: anche se c'è il famoso caso della regina Maria Antonietta che, dopo aver lanciato le parrucche platino, incanutì davvero quando fu chiusa alla Bastiglia, a causa della tensione, forse, o dello spavento».
I cambiamenti nella colorazione della nostra chioma, insomma, hanno poco a vedere con deficit e malattia. Perché fanno dunque tanta paura? «In una società che identifica bellezza con salute» dice la professoressa Baroni «i capelli che ingrigiscono possono esser letti come l'inizio di una fase di declino. Intorno ai quaranta il corpo che cambia confonde, un po' come nell'adolescenza, e bisogna riassettarsi per poter accettare l'immagine allo specchio che non coincide più con quella, più giovane, che abbiamo nella mente. Bisogna imparare a imporre una nuova immagine nella vita sociale e sul lavoro: solo chi fa il politico corre meno rischi perché le canizie, da sempre, sono considerate simbolo di saggezza».
Le tinture, dunque, aiutano, almeno in parte, a restare fedeli a una «vecchia» (questa sì) immagine di noi stessi, che non ci rassegniamo a veder invecchiare. La giornalista Anne Kreamer lo racconta mirabilmente nel libro: passati i quaranta ci si sente ancora seducenti, si vuoi avere un'immagine ancora energica sul posto di lavoro e, in un epoca in cui la maternità si è spostata notevolmente in avanti, si vuoi dare un significativo messaggio di capacità riproduttiva. «Per carità» dice Baroni «tingersi i capelli è quasi come truccarsi, non è un intervento invasivo. Bisogna però evitare di svalutare la propria età». Anche perché si possono fare delle scoperte interessanti: un civettuolo taglio di capelli grigi, sottolinea ancora la Kreamer, è molto seduttivo, comunica onestà e fiducia in se stessi. «Mentre un sintomo dell'invecchiamento» dice la psicoìoga «è il calo di motivazioni per cui non si va più dal parruc-
chiere, non si bada più al proprio abbigliamento». Abbasso il colore dunque? «Niente affatto» s'inalbera la professoressa Tosti. «Certo, le tinture permanenti danneggiano il fusto, perché il colore, penetrando, deteriora il rivestimento del capello. È meglio dunque non decolorare o usare tinture naturali. Ma non mi sentirei di sconsigliarle. Anche un asciugacapelli troppo caldo fa male, così come pettinarsi con una spazzola troppo dura. Il fatto è che i capelli vanno curati al meglio, e sempre. Ricordandosi, per esempio, di usare il balsamo». Nulla, insomma, protegge dal capello bianco. E se è impossibile fermarlo, meglio farci pace...


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