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  Capelli- Parrucche la nuova moda 2009 E' anche di genio. Dalle passerelle alla realtà di tutti i giorni,passando per il cinema,è di nuovo il momento d'ora della parrucca. Per un rapido cambio d'identità. O,più semplicemente,in caso di "bad hair day"

Colpi di testa
Se esistesse un Time della moda, a chi andrebbe il prestigioso riconosciTnen- to di "personaggio dell'anno" per il 2008, con annessa copertina celebra- li\ a? Non a uno stilista, né a una top model né, tanto meno, a un fashion manager da griffe quotata in borsa. Ad aggiudicarselo sarebbe, a sorpre- sa/ un "objet fètiche" caduto nel di- menticatoio dopo un paio di decenni dì gloria, gli anni Sessanta e Settanta: la parrucca. Non una parrucca qualunque, ma il bob nero, con invalicabile frangia-barriera a piombo sul naso di Yves Saint Laurent collezione autunno-inverno. Un colpo di testa (e di genio) di Stefano Pilati, alla direzione artistica della maison, in combutta con il mago delle acconciature Julien D'Ys. «Per realizzare l'idea di Stefano, mi sono ispirato ai tagli di Vidal Sassoon, poi ho cercato a New York caschetti di capelli fini, vinilici. Volevo teste scolpite e lucide come il gloss», racconta l'hair maker preferito dai fotografi e dagli artisti più immaginifici del mondo, Madonna compresa.
Detto, fatto. Le wig corvine della passerella di Yves Saint Laurent conquistano a raffica cover di magazine specializzati, blog e siti modaioli. Lanciato il trend, la prima vittima illustre è stata il kaiser dello chic Karl Lagerfeld. Che, prima ha fatto sfilare i preziosi abiti Chanel Haute Couture con armoniosi carré alla Zelda Fitzgerald, poi ha imposto un caschetto cenere alla supertop Raquel Zimmerman, testimonial di Fendi (Lagerfeld è l'anima artistica di entrambi i brand). Una cosa è certa, il subitaneo cambio di identità è assicurato, basta gettare uno sguardo alla nuova campagna pubblicitaria Chanel prét-à-porter: una frangetta nera posticcia trasforma
'Bob, frange, tinte shock: va in scena la metamorfosi effimera"
la chiarissima Claudia Schiffer in una misteriosa maschietta anni Venti.
«È l'accessorio perfetto, ti da lo stesso brivido di appa-gamento di un paio di scarpe nuove. Ti regala capelli sempre a posto, solo più corposi e meglio pettinati dei tuoi», racconta Daniela Bianchini, direttore del mensile Amica. «Di solito, la scelgo vicina al mio colore originale, solo un po' più lunga o un po' più corta, e la porto con estremo piacere. La mia prima volta? Una quindicina di anni fa, al reparto specializzato delle Galeries La-fayette di Parigi: mi avevano colpito la locandina del film Modesty Blaise di Joseph Losey, dove Monica Vitti sfoggia un'insolita capigliatura nera, e le signore sofisticate con chignon postiche che vedevo uscire dagli hotel di Piace Vendòme». In genere, chi è predisposta verso quest'ultimo oggetto dei desideri, ha una goccia di eccentricità nel Dna: nella sua storia c'è sempre una mamma, una zia, un'amica più grande con la stessa passione. «Quand'ero bambina, mia madre organizzava soirée faraoniche e vi si preparava con molta cura. Lei, capelli corti rossi, osava acconciature stravaganti e rigorosamente "finte": cotonature Settecento, ciocche nero inchiostro con punte blu alla David Bowie o platino alla Patty Pravo», dice Chiara Benellì, grafica. «Risultato: la mamma in persona mi ha regalato cinque anni fa una parrucca a caschetto rosa caramella, che uso quando suono con il mio gruppo. O per andare alle feste». Già. Rosa fluo, come quella della go-go-girl Natalie Portman in Closer.Continua a leggere

 
 

 

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