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  La fabbrica dei capelli Simula quello che una donna fa quando si tinge i capelli in casa ,per sviluppare nuovi prodotti e migliorare quelli esistenti

Più della metà della popolazione femminile mondiale
ha l'abitudine di tingersi i capelli, lo conferma una ricerca Codacons; in Italia il 75 per cento delle donne cambia colore dei capelli con regolarità; tra loro, il 29 per cento sceglie il biondo, il 27 per cento il rosso. La tonalità del biondo è al primo posto anche in Europa, tranne in Francia dove si preferisce il color rame. Se ogni volta che una donna dopo essersi tinta i capelli, a casa o dal parrucchiere, si guarda allo specchio e si piace, una ragione c'è. Dietro ogni tubetto di colore c'è il lavoro di chimici e scienziati, come quelli che lavorano nel laboratorio della Procter & Gamble di Egham, in Inghilterra, per esempio. Nel dipartimento dedicato ai coloranti per capelli un team di nove ricercatori lava, risciacqua, colora e asciuga campioni di capelli veri con l'obiettivo di sviluppare nuovi prodotti e migliorare quelli esistenti. Ogni anno nel laboratorio si utilizzano 400 chili di capelli: «Non devono essere trattati, per questo sono costosi, ogni campione da due grammi costa circa 12 euro», spiega Frauke Neuser, uno degli scienziati che lavora nel reparto. Negli armadi dove sono conservati i capelli, i campioni vengono divisi per colore c nazionalità: quelli asiatici sono i più spessi (tre volte quelli europei), lisci, con una colorazione nera o castano scura. «Sono di buona qualità e disponibili a basso costo», spiega Linda Quinn, chimico specializzato nei tests sui capelli. Ci sono poi i capelli europei o caucasici: sottili, disponibili dal biondo scuro al castano medio e di qualità elevata perché assorbono meglio le tinture, ma sono anche in quantità limitata: i più cari, però, sono i capelli bianchi, privi di pigmenti. «I capelli bianchi e grigi sono utilizzali con frequenza nel laboratorio, considerato che uno dei motivi principali per cui una donna si colora i capelli è coprire la crescita bianca», spiega Quinn. Per quantificare la performance di un colorante sui capelli grigi, si fotografa il capello prima e dopo la colorazione: minore è il contrasto dopo il colore, migliore è la copertura di grigio. Adiacente al magazzino dei capelli c è la stanza dove i ricercatori tingono, lavano, asciugano i campioni di capelli con simulazioni che prendono in considerazione ogni singolo dettaglio, acqua compresa: «Abbiamo dei mineralizzatori che riproducono in apposite taniche la stessa durezza di acqua che si può trovare a Londra, Parigi o Madrid. Facciamo anche delle prove simulando la diversa velocità di acqua che potrebbe scendere se una donna si lava al lavandino o sotto la doccia», spiega Joanne Hillier, ricercatrice scientifica nel laboratorio di Ricerca e Sviluppo.
Si eseguono poi prove sulla temperatura dell'acqua, con lavaggi dai 20 ai 30 gradi, per lo stesso numero di volte che corrisponde alla media di lavaggi che una donna esegue prima di colorarli di nuovo, di solito sei settimane. Nella sezione "prove phon", dopo aver risciacquato i capelli tinti, si procede all'asciugatura, simulando tempo e temperatura. Al termine le ciocche tinte vengono analizzale con uno spettrofotometro per valutarne la lucentezza e monitorare nell'arco di sei settimane quanto velocemente il colore sbiadisce. Ma c'è anche un addetto che si occupa di danneggiare i capelli con soluzioni di ammoniaca: «Utilizzare campioni di capelli danneggiati replica la realtà più diffusa: la maggior parte delle donne tinge capelli già colorati», spiega Hillier. Dalle tinte per capelli si pretende, oltre alla funzionalilà, rispetto e sicurezza, affinché i capelli rimangano morbidi e lucenti, per questo ci sono macchinari come il misuratore di attrito: simula la forza richiesta per pettinare-spazzolare e anche il continuo sfregamento che avviene tra i capelli e che causa rotture e usura. L'esperimento si ripete anche 30 volte. Il misuratore di lucentezza serve ad avere una visione tridimensionale della fibra capillare, per osservarne la qualità e per capire come reagisce a interventi come asciugatura e utilizzo di lacche.
Per conoscere il comportamento di un consumatore però, bisogna osservarlo, errori compresi, per questo 1 azienda invita gruppi di volontarie nella villa in stile Tudor situata nel parco della sede, adibita a una sorta di set: qui le consumatrici si colorano i capelli come farebbero a casa, intanto, dietro a uno specchio finto, gli osservatori della Procter & Gamble prendono nota. «Studiare i loro comportamenti permette ai chimici di eseguire i tests più rilevanti», continua Frauke Neuscr. L ultimo parere spetta al consumatore, nella stanza VPS (Visual Perception System) alle volontarie vengono mostrate due fotografie alla volta di capelli trattati, dovranno poi commentare la differenza tra le immagini: «più scuri, più lucidi». La risposta esatta non ce. «A volte mettiamo anche due foto identiche, ognuno le vede a modo suo», dicono alla Procter & Gamble, «serve per capire come il colore viene percepito, tutto quello che non è percepibile non ci interessa». Dal National Geographic si scopre che il rosso e il biondo sono colori che in futuro si potranno ottenere solo con la tintura, perché il gene che ne determina la pigmentazione sta per sparire. 1 ricercatori dei coloranti sono avvisati

 
 

 

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